Prodotti esotici: che cos’è il Monk Fruit?

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Prende il nome dai monaci che per primi lo coltivarono, secoli or sono. È originario della Cina meridionale e sembra un melone verde in miniatura: stiamo parlando del Monk Fruit, chiamato anche Luo Han Guo e derivante dalla pianta erbacea perenne Siraitia grosvenorii. Un piccolo, grande dono di Madre Natura che sta conquistando anche il mondo dell’alta cucina occidentale grazie a una sua caratteristica ben precisa: l’estratto ha un potere dolcificante fino a 300 volte quello dello zucchero bianco. E, udite udite, l’apporto calorico è pari a zero. Grassi? Non pervenuti.

La medicina tradizionale cinese ha sempre fatto largo uso del Monk Fruit, soprattutto per quanto concerne il trattamento e la prevenzione del diabete e dell’obesità. In Oriente è conosciuto anche come frutto della longevità in virtù dell’alto contenuto di antiossidanti. A ciò si aggiunge la vitamina C, in virtù della quale le popolazioni asiatiche hanno per lungo tempo utilizzato sia l’estratto che la polpa per il trattamento del raffreddore e del mal di gola. Pare che aiuti, inoltre, a fronteggiare lievi disturbi allo stomaco e all’intestino. Nel Monk Fruit si trova una percentuale di carboidrati che varia dal 25 al 38 per cento, per il resto è composto principalmente da fruttosio e glucosio. Il grado di dolcezza è incrementato dalla presenza dei cosiddetti mogrosidi, una particolare tipologia di glucosidi. Secondo alcuni studi proprio tali componenti presentano proprietà anticancro.

La polpa del Monk Fruit può essere consumata fresca, così com’è oppure utilizzata per la preparazione di succhi. La buccia, molto più amara, è invece impiegata per insaporire e aromatizzare tè e tisane. Soprattutto negli Stati Uniti si possono trovare diversi dolcificanti a base di Monk Fruit: alcuni contengono anche zuccheri aggiunti, stevia, volumizzanti ed edulcoranti e in questi casi occorre fare attenzione, perché aumenta la percentuale di carboidrati e non siamo più nella fascia zero calorie. Ciò significa che il prodotto non è poi così dietetico e potrebbe rivelarsi inadatto per chi ha il diabete. Il consiglio, quindi, è di scegliere un dolcificante prodotto esclusivamente con questo frutto. Molti lo usano anche per la preparazione di torte e altri dolci da forno, proprio al posto dello zucchero bianco.

Il dolcificante ricavato dal Monk Fruit è facilmente reperibile all’estero, nei luoghi d’origine (quindi nei Paesi asiatici) ma anche in America e, sia pur in misura minore, in Inghilterra e in Nuova Zelanda. Per quanto riguarda l’Italia, ancora non ce n’è traccia. In compenso è possibile ordinarlo online tramite i più grossi siti di e-commerce, a cominciare da Amazon. Sempre attraverso la rete si può reperire anche l’estratto puro.

Fonte: AgroDolce